Con Sestri si è materializzato un sogno inseguito da tre anni. Il TEAM esiste, esiste il gruppo così come esiste la voglia di guardare avanti per conseguire traguardi sempre più ambiziosi.
Ovviamente tutto questo con la consapevolezza dei propri limiti, tenendo sempre a memoria che il fine primo di ogni gara è il divertimento e la conoscenza di se stesso e degli altri.
Sestri è stato il tavolo da lavoro, dove abbiamo sperimentato le tante chiacchiere e i tanti km percorsi questo inverno in bicicletta.
Ognuno a suo modo, ognuno con le sue convinzioni, siamo partiti giovedì con un pò di paura di non farcela a chiudere la gara.
Sapevamo che sarebbe stata una gara dura, la maggior parte di noi non conosceva i percorsi, avevamo studiato e ristudiato i video che venivano postati, speravamo in un tempo clemente e in un terreno perfetto.
Credo che le aspettative non sono state tradite dai fatti.
Il venerdi, che si preannunciava uggioso, ci regala nel pomeriggio un tiepido sole, ma al mattino dei terreni molto umidi e appiccicosi di fanghiglia nei sottoboschi, che non mettevano affatto di buon umore.
Il buon umore lo ha fatto venire Simon, che in compagnia dei suoi (oggi anche nostri) compagni di merende di SRAM e MAXXIS, ci omaggiava di una compagnia di eccellenza. Nientepopòdimeno che sua eminenza Jerome e signora. SIX INCH in quel momento era una spanna sopra gli altri, almeno in termini di immagine.
Furgone blasonato SRAM, Jerome e Pauline al seguito… ma che vuoi di più?
I Six Inchers che hanno avuto l’onore di seguirlo (per pochi metri) parlano di una pulizia di guida, su un tratto di fango assurdo, che ancora lo sognano la notte.
Lui diceva che era “Sticky”, appiccicoso, ma non se ne curava poi tanto. Per noi erano pene dell’inferno, ma è un campione e sappiamo di cosa possono essere capaci ed è stato un piacere poterlo aver visto anche se per poco.
Le 4 ricognizioni delle 4 PS chiudono la giornata di venerdi, su un mare ligure splendido e con un tramonto da cartolina. Per il giorno dopo si mormorava che avrebbero chiuso le strade di accesso alle partenze delle speciali, quindi pensiamo di fare l’alzataccia per essere in cima in prima mattina.
Qualche incastro nel furgone, qualche dafaillance di chi preferisce riposare, ci troviamo di buon ora a godere in cima, di una stupenda mattinata ligure .
La PS2 ci conduce in basso, facendoci riprendere un po’ di fiducia con il terreno che va lentamente asciugando.
Con la chiusura della strada di acceso, chiudiamo anche noi la giornata, preferendo dare una rapida occhiata al PROLOGO serale e tornando nei nostri alloggi per un sano pranzo e consequenziale riposino, tanto per caricare le batterie.
E forse sarà stato l’elemento determinante, forse no, fatto sta che ci presentiamo alla partenza del PROLOGO, tutti belli pimpati in compagnia di un fresco venticello.
Il Prologo è un dedalo tra le strade di Sestri con un passaggio sulla spiaggia di rara bellezza, che è il fiore all’occhiello di questa PRO.
Quando Enrico Guala scandisce il 4° posto assoluto di Marco Tani, scoppiamo tutti in un fragoroso applauso. Ovviamente la partenza in ordine inverso, non ammetterà questo risultato, ma va bene lo stesso.
La tensione sale, con l’avvicinarsi della notte e il sonno tarda ad arrivare.
Quando Enrico invita il primo Six Inch a salire sul palco, sentiamo tutti che è arrivato il nostro momento. Ognuno sfila sotto il suo microfono.
Mi ritrovo in cima alla passerella in compagnia di Simon e Thomas. Due colossi del Superenduro, ognuno a modo suo ha fatto e sta facendo grande questo circuito ed io mi sento piccino, ma forte di farne parte dallo scorso anno con la Sprint di Tolfa. Mi sento in famiglia e le parole escono ormai con antica abitudine, di fronte alle domande poste da Enrico.
Davanti a noi svetta la cima dove siamo diretti.
La ciclabile sul lungomare, finisce presto su una parallela in piano che porta all’incrocio per San Bernardo. Da qui il naso resta sempre rivolto all’insù.
10 km di asfalto che pigramente ti porta all’ultimo strappo su carrareccia. I tempi non sono abbondantissimi, ma ci si sta.
La PS1 lo sappiamo che è in condizioni pietose e nessuno si aspetta un gran che da questa prova. Il fango ci ingoia quasi immediatamente, sguisciamo a destra e sinistra e si cerca di rimanere in piedi con la speranza che arrivi quanto prima il terreno migliore. Per me non è mai arrivato!
PS2 da urlo, lunga, su rocce e con un tuffo nel mare.
Dopo il Controllo orario, mentre si va per la salita di San Bernardo, una scivolata su asfalto, sembra mettere fuori gioco Corrado. Il ginocchio sembra malconcio e si appresta mestamente a tornare al paddock per farsi medicare.
Ci dividiamo e molti Km dopo, lo sentiamo arrivare alle spalle.
Anche questo è Superenduro, anche questo serve per conoscere a fondo se stessi, le proprie paure e le proprie possibilità.
PS3 e PS4 ormai non accusano più gli acciacchi delle piogge dei giorni precedenti, sono in splendida forma, ma sono percorsi che vanno rispettati.
Molti spunti in salita, fanno la differenza sui rider meno allenati o che iniziano ad accusare la lunghezza e la durezza della gara.
Tratti guidati a tratti di scorrimento veloci su rocce, ripidi di fronte ad un pubblico assiepato per incitare i piloti, resteranno impressi nella mia memoria, il tutto condito da uno sfondo cobalto del mare.
Tagliare il traguardo con le mani all’insù, dopo aver lottato negli ultimi 200 metri con i crampi che non mi permettevano di portare i piedi sui pedali, aiutato dal mio compagno di squadra Marco Tani che spingendomi mi permette di chiudere la gara, insieme all’abbraccio finale che scarica tutta l’adrenalina accumulata, sono il ricordo indelebile che porterò dentro di questa prima PRO di un magnifico 2013.
Il Team esiste, i Six Inch sono maturi ed io sono fiero di esserne parte.
Grazie ragazzi, per le prossime avventure che ci attendono.
Lo spirito di squadra, condividere questi momenti, aiutare chi è in difficoltà, fare ognuno la sua parte… questo anche è SUPERENDURO!
Ciccio